Introduzione

 

Quello che comunemente viene definito come il complesso del “Palagio”, è formato sostanzialmente da tre corpi di fabbrica, in origine sorti ciascuno con importanti funzioni autonome, e collegati a formare un unico sistema solo a partire dal Cinquecento, quando nuovi istituti andarono gradualmente a sostituire quelli che nei secoli precedenti avevano promosso la costruzione dei diversi nuclei.

Il corpo principale è quello del Palazzo di Parte Guelfa, sede di una delle magistrature che, fino all’ascesa al potere della famiglia Medici, ebbe un forte controllo sulla vita politica di Firenze, e che fu l’istituzione rappresentativa della oligarchia al governo cittadino durante il periodo della Repubblica. Il nucleo originario della residenza della Parte Guelfa fu costruito durante i primi anni del Trecento, ed ampliato in due successive fasi durante il XV Secolo, andando ad occupare una posizione strategica nel tessuto urbano di Firenze, tra il Mercato Vecchio e Via Por Santa Maria, nelle adiacenze del Mercato Nuovo e a poca distanza dal Palazzo dei Priori, dalle sedi delle maggiori Arti e dai centri dove si svolgeva con maggiore intensità la vita economica cittadina.

Il nucleo trecentesco del palazzo della Magistratura Guelfa sorse a lato dell’antica Chiesa di Santa Maria Sopra Porta, in seguito di San Biagio, che sino alla fine del XVIII secolo conservò la sua funzione religiosa, e, una volta secolarizzata, andò ad aggiungere i suoi locali a quelli dell’intero complesso; il terzo corpo, che va a completare il complesso edilizio, è quello della Palazzina dell’Arte della Seta posizionata, tra la Chiesa di San Biagio e la “Sala Grande“, a lato della Loggia del Mercato Nuovo.

 

Pur essendo uno dei palazzi più rappresentativi della vita pubblica fiorentina di tutto il Trecento e di inizio Quattrocento, le fasi edificatorie che hanno portato alla sua costruzione sono state scarsamente trattate dalla pubblicistica; in particolare non esistono ricerche dettagliate sullo sviluppo dei corpi minori formanti il complesso, e la maggior parte degli studi sono dedicati nello specifico alla sola Sala Grande, attribuita a Filippo Brunelleschi grazie a quanto tramandato dal suo biografo Antonio Manetti. Deve essere anticipato che non esistono ad oggi conferme documentarie che testimonino una partecipazione del Brunelleschi alla costruzione dell’opera, e data la non sempre provata attendibilità delle notizie riportate nella biografia brunelleschiana, molte sono le ipotesi formulate dagli storici nel tentare di capire quando l’architetto può essere intervenuto nei lavori al “Palagio”, e soprattutto nel definire quanto di ciò che ancora oggi è visibile del salone possa essere stato concepito dal maestro. Le diverse monografie sul Brunelleschi, e alcuni studi più generali sulla produzione architettonica di inizio Rinascimento, trattano la questione della Sala Grande basandosi soprattutto su riflessioni di ambito stilistico, ma scarse sono quelle che riportano notizie sulle fasi costruttive precedenti riguardo alla residenza della Parte Guelfa, e quasi completamente assente è lo studio dei corpi attigui poi “inglobati” nel complesso.

 

I primi studi sui documenti relativi alla costruzione del Palazzo di Parte Guelfa risalgono all’inizio del Novecento, e su di essi si è basata gran parte della pubblicistica per trarre informazioni “di contorno” alla vicenda del salone “brunelleschiano”; tali ricerche sono state svolte nell’ambito dell’”Associazione per la Difesa di Firenze Antica”, che si proponeva di mettere in luce il valore storico di alcuni degli edifici del centro antico, per i quali era ancora in corso il progetto di demolizione in occasione degli interventi di risanamento della città. Vennero divulgati in alcuni articoli pubblicati nel Bollettino dell’Associazione i risultati dei numerosi studi compiuti, e principalmente in due occasioni il tema del Palagio venne affrontato per la prima volta con una impostazione scientifica, dando inizio ad uno studio sui documenti ancora disponibili nel fondo dei Capitani di Parte Guelfa: Iodoco del Badia si occupò de “Il vecchio Palazzo della Parte Guelfa” con uno scritto di una decina di pagine, in cui vengono prese in esame soprattutto le fasi trecentesche per la costruzione del nucleo originario; Cornelius Von Fabriczy trattò invece la questione degli ampliamenti quattrocenteschi con un articolo intitolato “Il Palazzo nuovo della Parte Guelfa”, in cui si analizzano alcuni dei pochi documenti disponibili per il Quattrocento e vengono portate le prime ipotesi sulle fasi costruttive dell’ampliamento attribuito al Brunelleschi. Qui però le notizie vengono male interpretate, e si legano tutti i documenti relativi al XV secolo ai lavori per la Sala Grande, trascurando un fatto fondamentale: in un momento di poco precedente al 1426 si era conclusa la prima fase di ampliamento della residenza della Parte Guelfa, con la creazione di un corpo che si sviluppava lungo Via delle Terme, e le demolizioni delle costruzioni sostituite poi dalla Sala Grande furono portate a compimento solo nel 1430.

L’aver basato le ipotesi di un intervento brunelleschiano su fonti che inequivocabilmente non si riferiscono ad esso, ha contribuito a fornire una errata cronologia per le fasi edificatorie del Palazzo della Magistratura Guelfa, confusione che si è tramandata fino all’ultimo ventennio, quando i primi studi più dettagliati sui lavori della “Parte” sono stati conclusi da Diane Zervas, ed editi in una pubblicazione accademica disponibile solo per il mercato americano: “The Parte Guelfa, Brunelleschi & Donatello”. In esso vengono presi in esame diversi aspetti relativi alla storia della Parte Guelfa e, dopo aver trattato la realizzazione del tabernacolo commissionato da essa per la fabbrica di Orsanmichele, viene rivista la successione delle fasi edificatorie della sede della Magistratura Guelfa alla luce del ritrovamento di nuovi importanti documenti.

Allo studio della Zervas fa seguito, negli anni Novanta, la pubblicazione ad opera di Howard Saalman “Filippo Brunelleschi, the buildings”, in cui si giunge a conclusioni sostanzialmente differenti da quelle della studiosa americana, a fianco della trattazione dei lavori brunelleschiani affrontati nel loro complesso.

In nessun caso gli scritti che si sono occupati del Palagio di Parte Guelfa prendono in esame i corpi di fabbrica considerati di minor importanza, ovvero quello della ex-Chiesa di San Biagio e quello della Palazzina dell’Arte della Seta. Si è tuttavia ritenuto che uno studio parallelo di tali edifici e di quello della vera e propria residenza della Magistratura Guelfa fosse necessario per una più completa comprensione degli eventi costruttivi sul “Palagio”, poiché negli ultimi cinque secoli tali fabbriche hanno vissuto vicende comuni e i loro ambienti sono stati riuniti in un solo grande complesso.

 

La presente analisi è stata quindi condotta partendo da un esame dello “stato dell’arte”, sia sull’antica residenza della Parte Guelfa che sulle due costruzioni attigue, e proseguendo con una ricerca d’archivio che coprisse, oltre il lungo periodo caratterizzato dalla presenza della Parte Guelfa, anche gli ultimi tre secoli. Per quanto riguarda la prima fase, dal XIV al XVIII Secolo, si sono consultati i documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Firenze; per il successivo periodo, durante il quale grossi cambiamenti furono portati al complesso del “Palagio”, prima a causa del suo adattamento a sede del Monte Comune, poi del suo utilizzo come Caserma del Corpo dei Pompieri, infine con i restauri del 1921 sotto la guida dell’Ingegnere Alfredo Lensi, sono stati esaminati i più importanti archivi fiorentini: l’Archivio Storico del Comune di Firenze, l’Archivio della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici, l’Archivio delle Belle Arti, l’Archivio Fotografico del Museo di Firenze Com’era.

Inoltre, per integrare il materiale relativo ai restauri del primo Novecento, è stato possibile reperire alcuni disegni di studio, inediti, direttamente dalla famiglia Lensi. Una volta in possesso delle informazioni raccolte dalle diverse fonti, sia documentarie che iconografiche, è stato compiuto un confronto diretto con quanto ancora la fabbrica può testimoniare sulla storia delle sue trasformazioni, e si è cercato di capirne le fasi evolutive con l’ausilio dello strumento informatico, con la ricostruzione grafica dei diversi corpi sia in due dimensioni che con uno schematico modello tridimensionale. In particolare quest’ultimo ha dimostrato la sua utilità poiché ha permesso una visione del complesso nella sua interezza, condizione non possibile dall’osservazione della fabbrica reale data la conformazione troppo densa del tessuto edilizio in questa zona della città: le vedute sono sempre di scorcio o parziali, ed è impossibile avere una quadro completo dell’opera che permetta il confronto dei vari corpi. Inoltre la ricostruzione delle planimetrie, sfruttando le potenzialità del disegno automatico, ha permesso l’interazione dei diversi schemi grafici per un tentativo di comprensione di quali parti degli edifici possono essere ritenute ancora originali, e quali potrebbero essere il risultato dei numerosi interventi succedutisi.

Proseguendo nell’illustrazione della metodologia seguita, si è cercato di ottenere un quadro completo delle fasi evolutive dell’odierno complesso del “Palagio”, studiandone tutte le parti e tentando di riunire il maggior numero possibile di informazioni documentate. In particolare, soprattutto per il periodo riguardante i lavori del 1921, è stato apportato un contributo nella ricerca di fonti inedite fornendo, oltre a testimonianze ufficiali sulle fasi decisionali e sulla realizzazione dei lavori, un’ampia documentazione fotografica sullo stato della fabbrica prima e dopo i restauri. Grazie alle informazioni raccolte, e alle riflessioni che è stato possibile elaborare confrontando le diverse fonti, sono stati prodotti schemi grafici sulle ipotesi ricostruttive delle fasi edificatorie di ciascun corpo; soprattutto è stata proposta una revisione della cronologia degli eventi costruttivi di ciascun edificio, ed in particolare per quello della Sala Grande.