L’intervento del Vasari per il trasferimento della sede del Monte Comune al Palagio

In seguito all’alluvione del fiume Arno del 13 Settembre 1557 la sede del Monte Comune, che si trovava al piano terreno del Palazzo del Podestà, venne gravemente danneggiata; il Provveditore del Monte Comune Filippo dell’Antella decise quindi di accordarsi con i Ministri della Parte e il 24 Ottobre 1558 si trasferirono gli uffici del Monte Comune nei locali del Palagio di Parte Guelfa.

La Parte Guelfa venne relegata nel nucleo trecentesco del palazzo e probabilmente nei locali frutto del primo intervento quattrocentesco:

bisogna perciò rassettare per quelli della Parte un’altra cancelleria con tramezzi, divisioni ecc. […] la Parte non vuole sentir nulla d’aver a spendere del loro Ufitio, dicendo essere il loro camarlingo scarso per tante spese di ponti et altro, e che gli par giusto che tale spesa, venedo per cagione di rassettare el Monte, esca tutta dal medesimo luogo”.

I lavori di adattamento dell’antica residenza della Magistratura Guelfa vennero affidati a Giorgio Vasari e il  29 Aprile 1559 il  Dell’Antella scrisse:

la muraglia del Monte è quasi finita […] per ridurre la Parte da per se et farvi […] lo scrittoio per il Provveditore con l’audientia per li Uffitiali de’ fiumi […] El Magistrato della parte sta molto meglio accomodato che prima, et quel che haveva di più erano stanze come perdute”.      (A.S.F., Archivio dellAuditor Fiscale, Filza 784)

L’antica scala sulla piazza rimase in uso alla Parte Guelfa, il Monte Comune necessito' quindi di un nuovo accesso alla Sala Grande; Giorgio Vasari realizzò quindi uno scalone a due rampe, che “sfociava” in una loggetta poggiata su mensoloni, ancora esistente, nodo di unione tra la Sala Grande e il palazzo che fu dell’Arte della Seta.

 

 

 

     Parte Guelfa
 

     Monte Comune
 

 

 

Le soppressioni lorenesi e l’inizio delle trasformazioni al Palazzo

Alla fine del XVIII Secolo le riforme lorenesi portarono alla soppressione delle magistrature della Parte Guelfa, del Monte Comune e delle Corporazioni delle Arti; queste ultime vennero sostituite dalla Camera di Commercio che, con la costruzione nel 1770 circa di una scala a 4 rampe all’interno del nucleo trecentesco dell’edificio, diede avvio all’ampia serie di trasformazioni che continuarono a coinvolgere il complesso durante tutto il secolo successivo.

Il Palagio di Parte Guelfa si adattò progressivamente alle nuove funzioni ed esigenze della città, accogliendo al suo interno, oltre alla Comunità di Firenze, numerosi altri uffici; tra di essi la Caserma dei Pompieri fu quello che più di ogni altro alterò l’originaria conformazione del Palazzo.

Le due piante riportate di seguito, rispettivamente del piano terra e del primo piano, sono il primo documento "tecnico-iconografico" riguardante il Palagio di Parte Guelfa; queste, datate 19 Gennaio 1824, furono realizzate da Neri Zocchi, Ingegnere della Camera di Comunità, Luoghi Pii, Strade e Fiumi dagli ultimi anni del ‘700 al 1824 e Paolo Veraci, Ingegnere della Comunità di Firenze dal 1815 al 1825.

 

 

 
     Comunita' di Firenze
   
     Corpo dei Pompieri
   
     Amministrazione Demaniale
 

 

 

 

Immagini del Palagio di Parte Guelfa risalenti ai primi del ‘900
 

La Loggetta Vasariana e l’antica Residenza dell’Arte della Seta in una immagine dei primi del ‘900 ripresa dal Mercato Nuovo.

 

La Loggetta Vasariana; sulla parete del corpo attiguo a quello della Sala Grande, è ancora visibile l’apertura tamponata che la collegava con l’antica scala.

 

Il corpo della sala Grande in un’immagine dei primi del ‘900; le finestre sono state trasformate e suddivise secondo i nuovi livelli dell’interno.

 

Via di Capaccio in un’immagine risalente al 1920 circa. Le aperture della Sala Grande tagliano la trabeazione e al piano terra sono presenti due ingressi.

 

 

 

Gli interventi di restauro dell’ultimo secolo

Il 2 Marzo 1904 viene richiesto un intervento di restauro all’ala trecentesca del Palazzo della “Parte”; vennero quindi riportati alla luce i merli e le antiche aperture della facciata sulla piazza.

In seguito a più di un decennio di stasi, il Palagio di Parte Guelfa ebbe modo di essere sottoposto ad una vera e propria opera di restauro; il 3 Marzo 1919 Piero Barbera, Presidente della Commissione Consultiva di Belle Arti e Antichità “ricorda come nel prossimo anno 1921, ricorra il 6° Centenario della morte di Dante, ricorda pure l’adunanza preliminare tenutasi in Roma, per gettare le linee generali del programma delle onoranze”. L’Ingegnere Alfredo Lensi interviene sostenendo che: “ […] il Comune dovrebbe cogliere l’occasione del Centenario Dantesco, per eseguire alcuni lavori di risanamento e restauro in alcune delle più antiche parti della città”.        

 

 

L'Amministrazione Comunale avvio' un vasto programma di studi che portarono ad un progetto di restauro del Palagio di Parte Guelfa; questo, attraverso il rifacimento di gran parte delle strutture sia all’esterno che all’interno, avrebbe assunto la forma dell’attuale complesso.

Il restauro fu affidato all’ingegnere Alfredo Lensi, che, in collaborazione con l’Architetto Enzo Zalaffi, vi fu impegnato per un periodo di quattro anni. Lensi e Zalaffi si trovarono di fronte ad un edificio completamente trasformato nella sua conformazione e fortemente degradato nelle strutture.

Nel Giugno del 1921 i lavori ebbero inizio con il recupero degli esterni: tutte le finestre e le porte vennero risistemate nella loro forma, ampiezza e posizione; gli vennero inoltre sostituiti i vecchi infissi e vetri. I paramenti murari insieme alle cornici lapidee vennero restaurate, reintegrate o addirittura sostituite. Oltre al tamponamento di alcuni ingressi vennero costruiti ex-novo la scala in pietra forte posta sul fronte dell’ex-chiesa, con il relativo parapetto in laterizio, e soprattutto, durante il 1922, lo scalone principale sul fronte del Palazzo trecentesco, sul quale non mancarono le critiche da parte dell’opinione pubblica. 

Nel Febbraio del 1922, quando i Pompieri si trasferirono in altra sede, si pote' procedere al restauro degli interni: le demolizioni delle sovrastrutture, il restauro di tutti gli ambienti e la costruzione di nuovi corpi di scala nella parte orientale del complesso, portarono il “Palagio” all’attuale organizzazione distributiva.

 

 

L’interno della “Sala Grande” durante i lavori di restauro del Lensi; vi era ancora presente il solaio che andava a dividere in due ambienti il Salone.

 

L’interno della “Sala Grande” dopo la demolizione del solaio e della scala di comunicazione con il piano terra.

 

La Sala del Camino durante i lavori di restauro, con la presenza del solaio che divideva in due l’ambiente ed il vano scala costruito nel XVIII Secolo.

  

 

I lavori vennero portati a compimento nel 1923 risultando uno dei vanti, oltre che per Alfredo Lensi, per la storia dei restauri fiorentini.